Archivi tag: Bimbominkia 2.0

PHILIP KOTLER. MARKETING, PROMOZIONE & BOCCIATURE.

kotler

Premessa.
Il Philip Kotler che mostra il medio è una semplice immagine photoshoppata.
Non che vi sia bisogno di sottolinearlo, in quanto la innata classe del suddetto gli impedirebbe di assumere una simile posa, ma è sempre bene mettere le mani avanti onde evitare critiche idiote e fuori luogo, specialmente in post tendenti al caustico come quello che mi accingo a scrivere.

Altra premessa.
Se non conoscete (almeno di nome) Philip Kotler, siete pregati ci cliccare prima possibile sul pulsante rosso in alto a sinistra (o su quello contrassegnato da una piccola “x” in alto a destra, per chi disgraziatamente usi Windows) e di andare con Dio, citando una laconica Madame Revanche, la cui mancanza continuo ad avvertire ogniqualvolta mi accingo a scrivere un nuovo articolo per il mio piccolo Blog.

Bene. Terminate le doverose premesse e dato per scontato che i tre lettori superstiti siano a conoscenza dell’esistenza di un Guru del Marketing chiamato – appunto – Philip Kotler, autore di non so più quanti libri che dovrebbero costituire la Bibbia, il Corano, il Talmud e lo YouPorn di chiunque si cimenti con tale disciplina, procediamo con l’odierna dose di quella che, secondo i più, potremmo chiamare spocchia da maestrina con la penna rossa, ma che io chiamo semplicemente “fare il culo agli ignoranti presuntuosi”.

Oggi, scorrendo le notifiche di Linkedin, che lascio regolarmente ad affastellarsi nell’attesa di essere considerate, mi sono imbattuto in una Perla (con la “e”… “pirla” potrebbe essere riferito all’autore, casomai) che vorrei condividere con voi, sezionandola come un novello Dexter in vena di ampliare la collezione di vetrini:

de_ignorantia_meaPubblico un’anteprima (cliccateci sopra per ingrandirla) affinché possiate godere dell’opera nel massimo splendore costituito dalla propria completezza, assaporando la visione d’insieme prima di procedere alla dissezione della stessa ed alle drammatiche conclusioni che un simile esame autoptico potrà fornire ai più coriacei, almeno a livello gastrointestinale.

Si tratta, come potrete capire in pochi secondi, di una comunicazione riguardante un unico ed irripetibile seminario tenuto a Milàn (che l’è un gran Milàn) dal summenzionato Guru.

La mia perplessità nasce dal modo in cui tale comunicazione è stata redatta ed affidata all’etere sulle leggiadre ali di Internet.

Ma andiamo con ordine e partiamo dall’inizio, ovvero proprio dalla prima riga che, a mio avviso, costituisce un incipit capace di fornire immediatamente la chiave (o chiavica) di lettura dell’intero annuncio:

dim_01

La virgola, ovvero quel piccolo segno di interpunzione che segnala al lettore la necessità di una piccola pausa nell’enunciazione del testo, dovrebbe andare dopo la parola “Linkedin”, così da formare ” Gentile Amico/Amica di Linkedin (pausa) buongiorno”.
Così com’è la lettura risulta essere un saluto agli utenti di un misterioso Social Network denominato “Linkedin buongiorno”, che non sono riuscito a trovare in Rete, nonostante le molteplici ricerche sui più blasonati motori.

dim_02

Ecco… qui mi si è accapponata la pelle dello scroto, se mi passate la crudezza di linguaggio, vedendo l’ennesimo congiuntivo rinnegato, torturato, calpestato ed ignorato.
Sinceramente ad un tale scempio linguistico e grammaticale mi verrebbe da rispondere solo infliggendo mortificazioni corporali all’autore finché morte o cultura non sopraggiungano, ma vista la naturalezza con cui il predetto inanella una bestialità dopo l’altra, reputo più probabile la prima conclusione.
Poi l’inciso. Quel “se così non fosse” tra due piccole linee.
Ma il valore metrico delle paura rappresentate dalla punteggiatura non te lo hanno insegnato a scuola?
Eri assente quel giorno?
Ti eri nascosto nello sgabuzzino delle scope a farti le canne?
Non ti avevano dato il Lexotan?
Parliamone, per favore, ma non usare più – ti prego – le pause così, mentula canis.
Al posto della prima linea ci sarebbe stato un punto e virgola, mentre la seconda non dovrebbe proprio esistere!
Così come al posto della virgola dopo “2015”vanno inseriti i “due punti”, altro che virgola!

dim_03

Qui, è inutile dirlo, “prof” dovrebbe essere sostituito con “Prof.”, sia per un discorso di rispetto che di correttezza ortografica.
Non lo dico per cavillare: si scrive così perché questa è la regola. Punto!

dim_04

Qui calerei un velo pietoso.
Il “te” è agghiacciante quasi quanto il congiuntivo cannato all’inizio della comunicazione.
Credo che la forma impiegata, oltre ad essere prova tangibile di un’ignoranza (etimologicamente dal latino, s’intende) a dir poco caprina, suoni così volgare e pecoreccia da adattarsi molto meglio alla Sagra della Porchetta di Pizzighettone, piuttosto che ad un invito riguardante un evento incentrato su una delle figure più prestigiose della storia del Marketing.
E anche su Pizzighettone avrei da ridire…
La virgola è da eliminare tout court, per quanto espresso poco fa circa le pause dell’enunciazione.

dim_05

Qui sorge un dilemma: la castroneria riguarda il dare prima del “tu” e poi del “lei” al lettore o – peggio ancora – quel “sua” sta a significare “all’evento”?
No, perché se nel primo caso basterebbe mezz’ora in ginocchio sui ceci come espiazione, nel secondo sarebbero necessarie sanzioni coraniche a livello di scudisciate sulla schiena.

dim_06

Ed ecco che ritorniamo alla forma colloquiale in seconda persona.
Il dubbio di prima mi attanaglia nuovamente e, parallelamente a quella in cui sto scrivendo, ho aperto una nuova finestra del browser per ricercare fruste, nerbi e scudisci in vero cuoio su Amazon, che non si sa mai!

dim_07

Euro?
Dollari?
Talleri?
Dobloni?
Lunghi ed appassionati rapporti di sesso orale?
Non si capisce la merce di scambio con la quale si richiede di effettuare la transazione.

Concludendo, come diceva l’amico Mike riferendosi ad un prodotto che aveva qualcosa a che vedere con l’ultima valuta considerata nell’ipotesi precedente, se da un qualsiasi Bimbominkia 2.0 può essere bonariamente tollerato un lessico da ripetente che festeggia la bocciatura all’osteria, da parte un sedicente professionista della Comunicazione e del Marketing, affidare alla Rete un simile florilegio di cialtronaggine e di greve ignoranza è a dir poco intollerabile.
Amo Philip Kotler come chiunque abbia passato notti intere a leggere i suoi libri e – scusatemi – mi incazzo come un toro nel vederlo pubblicizzato con tanta sciatteria e cialtronaggine.

Ma in qualche miniera di sale non hanno bisogno di personale da impiegare nel reparto “picconatori di profondità”?

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

LA TEORIA DELLA RELATIVA MEDIOCRITÀ

alberteinstein

Lo so, professore: non è colpa sua.
Lei intendeva esprimere un altro concetto quando ha enunciato la sua teoria, ma si sa: ad ogni genio che si spreme le meningi al fine di distillare un perfetto concentrato di conoscenza, corrispondono centinaia e migliaia di imbecilli che sfruttano le sue parole – smontandole e rimontandole come se fossero tanti mattoncini di Lego – con il solo scopo di giustificare la propria mediocrità davanti ad una plaudente, sterminata ed altrettanto mediocre platea.

E pensare che sarebbe bastato inserire un semplice avverbio di modo, in fase di enunciazione, per porsi al riparo dalle interpretazioni volutamente distorte di quella che a tutt’oggi reputo una delle teorie più illuminate che la storia della scienza abbia mai avuto l’onore di annoverare tra le proprie file.
Sarebbe bastato dire che quasi tutto è relativo, e migliaia di furbetti si sarebbero trovati con le gambe segate all’altezza delle ginocchia, prima ancora di essere riusciti a muovere un solo stupido passo verso la giustificazione della propria inettitudine.
Non è colpa sua, professore, lo so… e del resto anche la colpa diventa un concetto relativo, se pensiamo a chi ed a come utilizza le sue parole (esplicitamente o implicitamente) per togliersi di dosso quella patina di raffazzonamento, di mediocrità e di pochezza che dovrebbe giustamente gravargli sulle spalle per diritto di nascita.

Relatività, dunque, come Pietra Filosofale atta a trasformare il mediocre in eccelso, l’ottuso in acuto, il banale in creativo… il banale in creativo: ecco la scintilla che ha innescato la reazione a catena conclusasi (temporaneamente) con la stesura e la pubblicazione di questo post.
Relatività come viatico della persona banale e priva di idee che rattoppa il proprio stato di “wannabe” con improbabili iperboli volte a far sembrare il proprio comportamento da guitto qualcosa di giustificabile, quando non addirittura totalmente normale.

Il casus belli – perché in questi frangenti c’è sempre un casus belli: non è che uno si sveglia la mattina ed inveisce contro una categoria disagiata a caso – è rappresentato da uno dei miei tanti terreni di sondaggio tra i quali quotidianamente investo il tempo libero per svago e per amore della sperimentazione.
Sono come delle colture di batteri che coltivo in atmosfera controllata e che sottopongo di tanto in tanto a sollecitazioni ben precise per osservarne le reazioni.
Esperimenti, niente più… che però hanno il duplice pregio di divertirmi e di confermare senza mai fallire una prova la pessima opinione che nutro nei confronti della massima parte del genere umano.
Dice “stronzo”. Certo: stronzo e consapevole di esserlo.

Uno dei terreni più fertili per i sondaggi è quello costituito dai gruppi professionali aperti (sui social, perlopiù), all’interno dei quali si trova il professionista, il neofita, lo studente e lo smanettone.
Una fauna completa, insomma, per generare quel “campione statisticamente rappresentativo” utile per avvalorare o svalutare tesi comportamentali esistenti solo a livello di mera intuizione.
Nel caso specifico, mi sono imbattuto in un contest vinto (e con uno scarto tutt’altro che risibile) da un elaborato che mi sono fortuitamente accorto essere stato copiato in modo pressoché vergognoso dalla pagina di un portale che frequento per tutt’altro motivo.
Ovviamente l’immagine copiata non si trovava in pagine facilmente raggiungibili, bensì fungeva da home page ad una sezione attraverso la quale si poteva accedere ad un servizio a pagamento. Non voglio rendere pubblici i nomi di gruppo e portale, ma è bene specificare che il portale a cui sto facendo riferimento si occupa esclusivamente di musica… bene chiarire, altrimenti con “servizio a pagamento” non nutro il minimo dubbio che i più avrebbero subito pensato ad un settore ben preciso, che con la musica ha ben poco a che vedere.

In poche parole impostazione, scatto fotografico, prospettiva, particolari… tutto nell’immagine vittoriosa era palesemente plagiato dall’altro elaborato. Cambiavano gli “strumenti del mestiere”, ovviamente, ma a parte questo un’immagine era la copia dell’altra.
Mi sono addirittura divertito a sovrapporre le due fotografie, notando come fossero quasi perfettamente coincidenti. Insomma: una porcata da manuale!
Oltretutto, nel gruppo in questione, discussioni nelle quali le persone si lamentano perché scippate di un’idea o di un elaborato, blandamente rimaneggiati e gettati in pasto alla rete senza riconoscere credito alcuno al legittimo autore, sono all’ordine del giorno. E niente da dire: la tutela della proprietà intellettuale è (o dovrebbe essere) un cardine del nostro ordinamento giuridico… noi, popolo di inventori.
Ma proprio qui è scattato l’esperimento.
Da bravo… com’è che avevo detto poco fa? Ah, si: da bravo stronzo ho elargito un paio di complimenti al vincitore del contest, lodando sia la fantasia che l’acume nello scegliere determinati particolari.
L’artista ha incassato i complimenti senza fare una piega, ed al mio insistere volutamente palese, un altro appartenente allo stesso gruppo ha cominciato a chiedere se stessi parlando sul serio o se il mio fosse un malcelato sarcasmo; al che ho corredato la mia risposta con lo screenshot dell’altro portale, ed all’obiezione che stessi prendendo in giro il vincitore del contest, ho semplicemente risposto che con una bassezza del genere il vincitore aveva preso in giro l’intero gruppo.

Bene. In un insieme di persone che lanciano strali infuocati ai maledetti corsari che gli rubano le idee, le giustificazioni sono fioccate come neve in una tormenta!
Chi asseriva che “c’erano delle differenze”, chi argomentava che “allora tutti quelli che fotografano la Torre di Pisa?”, chi, forte dello spalleggiamento di improvvisati e miseri gregari dell’ultim’ora, sottolineava grottescamente elementi di similitudine mettendoli in ridicolo… senza accorgersi che l’unico fulcro attorno al quale il ridicolo si stava avvolgendo era proprio lui.
Penoso.
Una totale mancanza di obiettività, unita ad una tracotanza ed all’immancabile forza del branco che hanno reso perfettamente chiaro come – seppure all’interno di un gruppo che si suppone formato da persone con gli stessi interessi – etica e deontologia vengano calpestate in nome del più pratico salvare la faccia.

Quello che più mi ha sorpreso è stata la totale assenza dell’amministratore del gruppo che, a mio modestissimo parere, è una persona corretta e scrupolosa.
Probabilmente non avrà voluto intromettersi per non prendere decisioni impopolari, conscio anche del fatto che la Rete è come l’Isola dei Mangiatori di Loto, nella quale tutto si dimentica ed ogni giorno rigenera la memoria vergine, pronta ad intridersi di una nuova ondata di stupidaggini.
Panta rei, insomma, anche se questa faccenda dei due pesi e delle due misure proprio non riesco a farmela andare giù.

Ribadisco, professore: non è colpa sua… ma un po’ di lungimiranza in più non avrebbe certo guastato.

Contrassegnato da tag , , , , , , , ,

FATTI NON FOSTE…

22577657

“… a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza” ci ricorderebbe Dante se mai ci tornasse la voglia di riprendere su la Divina Commedia e capire quanto sia ancora attuale.
Attuale nella disamina brutale dei difetti umani ed ancor più attuale nel mostrare come di tali difetti i più provino compiacimento, quasi fossero pregi di cui andar fieri, alzando la voce e dimenandosi con l’unico scopo di trasformarli in consuetudine e far sentire mancante chi segua quello che comunemente viene accettato come modo corretto di agire.

Ora, non ho intenzione di addentrarmi tra i meandri dello scibile e della umana ragione per giudicare cosa sia e cosa non sia corretto a livello etico e morale. No: per quello ci sono così tanti opinionisti che intasano la Rete con le loro sentenze, da scoraggiarmi ad entrare in una simile arena, dalla quale uscirei sicuramente a brandelli, non fosse altro che per la terribile disparità tra chi legge me e chi legge “loro”.
Parlavo semplicemente di comunicazione.
Di quella poca e stupida cosa della quale ci occupiamo – io e molti altri saltimbanchi miei pari – per sbarcare il lunario e per la quale cerchiamo, se non di emergere dal mare di liquame in cui tale settore sguazza, almeno di tenere gli orifizi atti alla respirazione al di sopra del pelo del liquido.
Lo so: molti di voi si aspettavano che scrivessi “della merda”, ma non lo faccio. Qui si fa cultura, mica risse da osteria, che cazzo!

Dante, dicevamo.
Uno che per fede politica e per l’aver frequentato compagnie errate si fece sbattere a calci nel culo fuori da quella Firenze che adorava.
Uno che si frantumò le gonadi per anni contando endecasillabi ritmati con le dita sulla punta del naso, attento a legare tra di loro terzine perfette e ricordandosi di terminare con “stelle” ogni libro.
Altro che quelli dell’Ice Bucklet!
Dante.
Il padre della lingua che incantò il mondo con una metrica perfetta ed una scelta di vocaboli in bilico tra l’onirico di Petrarca ed il corpulento di Pietro Aretino; colui che ebbe il coraggio di mettere alla berlina saggi e potenti defunti e contemporanei senza guardare in faccia nessuno… e poi ci si stupisce dell’esilio… vabbé.

Ed oggi cosa rimane di tanta poetica e di tanta ricercatezza nel forgiare una lingua ricca come poche se ne sono viste, lette o parlate? Cosa possediamo di quel Dante che studiano nei cinque continenti e che viene portato ad esempio parlando di purezza stilistica e di correttezza semantica?
Ben poco.
“X me si va nella città dolente, X me si va nell’eterno dolore, X me si va tra la perduta gente”
Ecco cosa rimane.

E già ci andrebbe di culo (quando ce vo’ ce vo’) se i moderni romanzieri ed opinionisti del Web si limitassero ed utilizzare abbreviazioni da sms pur scrivendo da una comunissima tastiera a 102 tasti, che poi mi domando quali improcrastinabili impegni possano avere per non concedersi una preposizione semplice completa al posto di quella X che così bene rappresenterebbe la loro firma.
No, dicevo. Non si limitano a questo.
Profondono orripilanti strafalcioni ortografici, grammaticali e sintattici con la stessa prodigalità con la quale la Cornucopia distribuiva fiori e frutti e, beninteso, con la stessa sprezzatura.
Laddove con “sprezzatura” si intenda quel modo di affrontare le cose descritto da Baldassar Castiglione, così che l’eventuale osservatore noti solo naturalezza senza alcun sospetto di fatica. Ma questa è ancora un’altra parrocchia.

La cosa che mi fa ancor più accapponare la pelle dei testicoli (i maschietti sanno di cosa parlo… le femminucce mi credano sulla parola) è che questi novelli Oscar Wilde della fibra ottica non si accontentano di disseminare la Rete con i parti delle loro menti analfabete. No!
Pretendono anche di aver ragione quando gli si fanno notare eventuali (era sarcastico: non sono mai eventuali. Sono certi) strafalcioni.
La risposta più comune è che “tanto si capisce lo stesso”.
Ignoranti, cafoni, illetterati e tronfi gongolanti di esserlo!

Un po’ si scrive con l’apostrofo.
Curriculum al plurale fa curricula.
L’articolo indeterminativo femminile singolare richiede l’apostrofo, al contrario del suo omologo maschile.
Qual è, invece, si scrive senza apostrofo.
Dopo la virgola o altro segno di interpunzione va inserito lo spazio, ed i puntini di sospensione sono sempre tre come Qui, Quo e Qua!

Tanto difficile?
E poi, se non siete sicuri di quello che state per scrivere, aprite un’altra (con l’apostrofo) finestra del vostro browser – visto che tanto in Rete già ci siete – e date una controllatina su Google. C’è tutto.
Prima di fare l’ennesima figura di cacca, verificate la correttezza dei vostri scritti. Non costa niente.
Che tanto in Rete c’è sempre chi – come me – non ve ne lascia passare nemmeno una; con le buone e giocando inizialmente, sbattendovi col grugno sulla vostra transoceanica ignoranza con le cattive, poi.

Mi dispiace per voi: ho studiato quando era il momento di farlo e continuo a farlo tutt’oggi, dato che il momento di smettere di imparare non arriva mai.
E ne sono orgoglioso.
Così orgoglioso che davanti all’ignoranza presuntuosa e pecoreccia di chi si arroga il diritto di scrivere stronzate pretendendo di aver ragione, continuerò a sottolineare ogni errore, ogni inesattezza, ogni sfumatura dissonante dalle regole dello scrivere corretto senza sosta.
Colpo su colpo.
Con cognizione di causa, soprattutto.

Perché comunicare significa anche farlo seguendo dei canoni prestabiliti che mai possono esulare dalle regole auree dello scrivere corretto.
È una questione di stile, soprattutto.
È la differenza fra lo scrivere ed il ciabattare tra le parole che molti dei novelli Osacr Wilde ignorano nel senso più latino del termine.

Contrassegnato da tag , , , , , , ,

NON “COSA”, MA “COME”

Tengo a precisare fin da subito che nel corso di questo post potrei lasciar cadere momentaneamente il fairplay a beneficio di un sano turpiloquio giustamente collocato come rafforzativo concettuale della struttura semantica… sì, in parole povere se ogni tanto troverete qualche “cazzo!” disseminato qua e là nel corso del testo non fateci caso: è solo un roseo apostrofo tra le parole “fan” e “culo”.
No, non è che sono sceso dal letto con il piede sbagliato: quello giusto non tocca più terra ormai da una vita… è solo che mi sono stati riportati certi discorsi che hanno il potere di farmi saltare in un colpo solo tutti i freni inibitori faticosamente ricostruiti con il paziente ausilio dell’eccelso professor Giovanni Stanghellini, che Jaspers vegli sempre su di lui e lo protegga in nome della psicopatologia fenomenologica. Con lo scappellamento a destra, of course!

Bando alle ciance e veniamo al sodo!
Come molti di voi sapranno – e diversamente non me ne può fregare di meno – da qualche tempo utilizzo gli strumenti di Wix per realizzare i siti internet; e questo fondamentalmente per quattro motivi.
Primo: sono strumenti estremamente potenti e duttili, oltreché intuitivi ed in continuo miglioramento. Secondo: la struttura è totalmente online, quindi non devi romperti l’anima ad aggiornare programmi ed a sincronizzare nulla tra desktop, portatile e iPad. Terzo: è un sistama gratuito finché il lavoro è a livello amatoriale o di bozzetto, ma una volta che il cliente fornisce il nulla-osta e paga il canone annuale, diventa a tutti gli effetti una struttura professionale collegata ad un dominio effettivo e rispondente a tutti gli standard che il caso richiede. Quarto: terze parti continuano a sviluppare applicazioni da integrare all’interno di un sito realizzato in Wix, sia in forma gratuita a funzionalità ridotta, che in forma “pro”, totalmente personalizzabile.
In sostanza si tratta del miglior sistema interattivo per la realizzazione e la gestione di un sito internet, sia per chi necessita di tale struttura a livello amatoriale, sia per un professionista che vuole evitare le mille disèersioni che la gestione di progetti complessi immancabilmente genera.
No, dico, ma volete mettere la comodità di non doversi più prostituire con i “programmatori” che si comportavano come se il Php lo avessero imparato sul Sinai, trasmesso da un roseto in fiamme invece che da un cazzo di manuale comprato per 40 euro alla Feltrinelli? Praticamente non ha prezzo!
E se poi ho bisogno di una parte di programmazione particolare, allora mi rivolgo ad un programmatore, ma posso scegliere tra tutti quelli che la Rete mette a disposizione e non devo sottostare ai ricatti morali che questa categoria di vampiri digitali ha regolarmente perpetrato ai danni dei Creativi dagli albori di Internet fino ad oggi.

Ok, e fin qui ci siamo.
Poi, però, arriva sempre il soggetto che per sminuire il lavoro degli altri se ne esce con frasi del tipo «Sì, vabbé… ma il sito è fatto con Wix» come se lo avessi realizzato spennellando il Codice con cacca di piccione tra un bit e l’altro.
E qui si chiarisce il titolo del post.
Non è cosa utilizzi per realizzare qualcosa, ma come.
In poche parole, un secchio ed un pennello in mano a Gennaro Cannavacciuolo di Afragola, ne fanno un bravo imbianchino, ma lo stesso secchio e lo stesso pennello nelle mani di Jackson Pollock hanno contribuito a creare il movimento dell’Action Painting che ha sfornato tele battute a suon di milioni dalle più prestigiose case d’aste del mondo.
Eppure erano sempre un secchio ed un pennello, acquistabili in qualsiasi negozio.
Con questo non mi voglio (“vivaddìo” o “giusto cielo”, fate voi… io ci avrei messo “cazzo”, ma glisso) paragonare a Pollock.. dico solo che se giudichi un lavoro in base agli strumenti impiegati e non al risultato ottenuto, allora potresti prendere la tua preziosa laurea conseguita al Cepu, incartarla in un foglio grande della tua spocchia bocconiana (con la “o”) e cacciartela, spingendo a fondo, nell’unico posto dal quale riesci a produrre qualcosa di utile, almeno relativamente alla fertilizzazione dei terreni agricoli poveri di azoto.

A ognuno il suo, ovviamente.
Gattuso, con le mani sulla tastiera dalla quale sto scrivendo, probabilmente non riuscirebbe a centrare un congiuntivo nemmeno se lo dipingessi di giallo fluorescente… per contro io, con ai piedi le sue scarpe da calcio, riuscirei solo a distruggermi i legamenti in pochi passi.
Nessuno ha la bacchetta magica, e le competenze si sviluppano con l’esercizio e lo studio… ma se io utilizzo gli strumenti di Wix per partire da una pagina completamente bianca e costruire un buon sito internet (perché lavoro bene, cazzo! e qui non ci sono santi), tu non devi sentirti autorizzato ad utilizzare un titolo di studio, probabilmente trovato nei formaggini Prealpi, per elaborare e spacciare concetti da Bimbominkia cresciuto solo anagraficamente.

Non “cosa”, ma “come”.
È tutto qui il nocciolo della faccenda.
O forse è nella stramaledetta abitudine delle persone di sputare sentenze senza prima preoccuparsi di accendere il cervello e di collegarlo a quella lingua che di solito usano così bene per coltivare i rapporti sociali… e qui habet aures eccetera.
Ma purtroppo siamo nell’era del “fa tutto schifo” tanto per darsi delle arie, consci del fatto che sia molto più difficile alzare il proprio livello, piuttosto che tentare di abbassare quello altrui.

E la nave va… dove, immaginatelo voi.

Contrassegnato da tag , , ,