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PHILIP KOTLER. MARKETING, PROMOZIONE & BOCCIATURE.

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Premessa.
Il Philip Kotler che mostra il medio è una semplice immagine photoshoppata.
Non che vi sia bisogno di sottolinearlo, in quanto la innata classe del suddetto gli impedirebbe di assumere una simile posa, ma è sempre bene mettere le mani avanti onde evitare critiche idiote e fuori luogo, specialmente in post tendenti al caustico come quello che mi accingo a scrivere.

Altra premessa.
Se non conoscete (almeno di nome) Philip Kotler, siete pregati ci cliccare prima possibile sul pulsante rosso in alto a sinistra (o su quello contrassegnato da una piccola “x” in alto a destra, per chi disgraziatamente usi Windows) e di andare con Dio, citando una laconica Madame Revanche, la cui mancanza continuo ad avvertire ogniqualvolta mi accingo a scrivere un nuovo articolo per il mio piccolo Blog.

Bene. Terminate le doverose premesse e dato per scontato che i tre lettori superstiti siano a conoscenza dell’esistenza di un Guru del Marketing chiamato – appunto – Philip Kotler, autore di non so più quanti libri che dovrebbero costituire la Bibbia, il Corano, il Talmud e lo YouPorn di chiunque si cimenti con tale disciplina, procediamo con l’odierna dose di quella che, secondo i più, potremmo chiamare spocchia da maestrina con la penna rossa, ma che io chiamo semplicemente “fare il culo agli ignoranti presuntuosi”.

Oggi, scorrendo le notifiche di Linkedin, che lascio regolarmente ad affastellarsi nell’attesa di essere considerate, mi sono imbattuto in una Perla (con la “e”… “pirla” potrebbe essere riferito all’autore, casomai) che vorrei condividere con voi, sezionandola come un novello Dexter in vena di ampliare la collezione di vetrini:

de_ignorantia_meaPubblico un’anteprima (cliccateci sopra per ingrandirla) affinché possiate godere dell’opera nel massimo splendore costituito dalla propria completezza, assaporando la visione d’insieme prima di procedere alla dissezione della stessa ed alle drammatiche conclusioni che un simile esame autoptico potrà fornire ai più coriacei, almeno a livello gastrointestinale.

Si tratta, come potrete capire in pochi secondi, di una comunicazione riguardante un unico ed irripetibile seminario tenuto a Milàn (che l’è un gran Milàn) dal summenzionato Guru.

La mia perplessità nasce dal modo in cui tale comunicazione è stata redatta ed affidata all’etere sulle leggiadre ali di Internet.

Ma andiamo con ordine e partiamo dall’inizio, ovvero proprio dalla prima riga che, a mio avviso, costituisce un incipit capace di fornire immediatamente la chiave (o chiavica) di lettura dell’intero annuncio:

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La virgola, ovvero quel piccolo segno di interpunzione che segnala al lettore la necessità di una piccola pausa nell’enunciazione del testo, dovrebbe andare dopo la parola “Linkedin”, così da formare ” Gentile Amico/Amica di Linkedin (pausa) buongiorno”.
Così com’è la lettura risulta essere un saluto agli utenti di un misterioso Social Network denominato “Linkedin buongiorno”, che non sono riuscito a trovare in Rete, nonostante le molteplici ricerche sui più blasonati motori.

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Ecco… qui mi si è accapponata la pelle dello scroto, se mi passate la crudezza di linguaggio, vedendo l’ennesimo congiuntivo rinnegato, torturato, calpestato ed ignorato.
Sinceramente ad un tale scempio linguistico e grammaticale mi verrebbe da rispondere solo infliggendo mortificazioni corporali all’autore finché morte o cultura non sopraggiungano, ma vista la naturalezza con cui il predetto inanella una bestialità dopo l’altra, reputo più probabile la prima conclusione.
Poi l’inciso. Quel “se così non fosse” tra due piccole linee.
Ma il valore metrico delle paura rappresentate dalla punteggiatura non te lo hanno insegnato a scuola?
Eri assente quel giorno?
Ti eri nascosto nello sgabuzzino delle scope a farti le canne?
Non ti avevano dato il Lexotan?
Parliamone, per favore, ma non usare più – ti prego – le pause così, mentula canis.
Al posto della prima linea ci sarebbe stato un punto e virgola, mentre la seconda non dovrebbe proprio esistere!
Così come al posto della virgola dopo “2015”vanno inseriti i “due punti”, altro che virgola!

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Qui, è inutile dirlo, “prof” dovrebbe essere sostituito con “Prof.”, sia per un discorso di rispetto che di correttezza ortografica.
Non lo dico per cavillare: si scrive così perché questa è la regola. Punto!

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Qui calerei un velo pietoso.
Il “te” è agghiacciante quasi quanto il congiuntivo cannato all’inizio della comunicazione.
Credo che la forma impiegata, oltre ad essere prova tangibile di un’ignoranza (etimologicamente dal latino, s’intende) a dir poco caprina, suoni così volgare e pecoreccia da adattarsi molto meglio alla Sagra della Porchetta di Pizzighettone, piuttosto che ad un invito riguardante un evento incentrato su una delle figure più prestigiose della storia del Marketing.
E anche su Pizzighettone avrei da ridire…
La virgola è da eliminare tout court, per quanto espresso poco fa circa le pause dell’enunciazione.

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Qui sorge un dilemma: la castroneria riguarda il dare prima del “tu” e poi del “lei” al lettore o – peggio ancora – quel “sua” sta a significare “all’evento”?
No, perché se nel primo caso basterebbe mezz’ora in ginocchio sui ceci come espiazione, nel secondo sarebbero necessarie sanzioni coraniche a livello di scudisciate sulla schiena.

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Ed ecco che ritorniamo alla forma colloquiale in seconda persona.
Il dubbio di prima mi attanaglia nuovamente e, parallelamente a quella in cui sto scrivendo, ho aperto una nuova finestra del browser per ricercare fruste, nerbi e scudisci in vero cuoio su Amazon, che non si sa mai!

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Euro?
Dollari?
Talleri?
Dobloni?
Lunghi ed appassionati rapporti di sesso orale?
Non si capisce la merce di scambio con la quale si richiede di effettuare la transazione.

Concludendo, come diceva l’amico Mike riferendosi ad un prodotto che aveva qualcosa a che vedere con l’ultima valuta considerata nell’ipotesi precedente, se da un qualsiasi Bimbominkia 2.0 può essere bonariamente tollerato un lessico da ripetente che festeggia la bocciatura all’osteria, da parte un sedicente professionista della Comunicazione e del Marketing, affidare alla Rete un simile florilegio di cialtronaggine e di greve ignoranza è a dir poco intollerabile.
Amo Philip Kotler come chiunque abbia passato notti intere a leggere i suoi libri e – scusatemi – mi incazzo come un toro nel vederlo pubblicizzato con tanta sciatteria e cialtronaggine.

Ma in qualche miniera di sale non hanno bisogno di personale da impiegare nel reparto “picconatori di profondità”?

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NON “COSA”, MA “COME”

Tengo a precisare fin da subito che nel corso di questo post potrei lasciar cadere momentaneamente il fairplay a beneficio di un sano turpiloquio giustamente collocato come rafforzativo concettuale della struttura semantica… sì, in parole povere se ogni tanto troverete qualche “cazzo!” disseminato qua e là nel corso del testo non fateci caso: è solo un roseo apostrofo tra le parole “fan” e “culo”.
No, non è che sono sceso dal letto con il piede sbagliato: quello giusto non tocca più terra ormai da una vita… è solo che mi sono stati riportati certi discorsi che hanno il potere di farmi saltare in un colpo solo tutti i freni inibitori faticosamente ricostruiti con il paziente ausilio dell’eccelso professor Giovanni Stanghellini, che Jaspers vegli sempre su di lui e lo protegga in nome della psicopatologia fenomenologica. Con lo scappellamento a destra, of course!

Bando alle ciance e veniamo al sodo!
Come molti di voi sapranno – e diversamente non me ne può fregare di meno – da qualche tempo utilizzo gli strumenti di Wix per realizzare i siti internet; e questo fondamentalmente per quattro motivi.
Primo: sono strumenti estremamente potenti e duttili, oltreché intuitivi ed in continuo miglioramento. Secondo: la struttura è totalmente online, quindi non devi romperti l’anima ad aggiornare programmi ed a sincronizzare nulla tra desktop, portatile e iPad. Terzo: è un sistama gratuito finché il lavoro è a livello amatoriale o di bozzetto, ma una volta che il cliente fornisce il nulla-osta e paga il canone annuale, diventa a tutti gli effetti una struttura professionale collegata ad un dominio effettivo e rispondente a tutti gli standard che il caso richiede. Quarto: terze parti continuano a sviluppare applicazioni da integrare all’interno di un sito realizzato in Wix, sia in forma gratuita a funzionalità ridotta, che in forma “pro”, totalmente personalizzabile.
In sostanza si tratta del miglior sistema interattivo per la realizzazione e la gestione di un sito internet, sia per chi necessita di tale struttura a livello amatoriale, sia per un professionista che vuole evitare le mille disèersioni che la gestione di progetti complessi immancabilmente genera.
No, dico, ma volete mettere la comodità di non doversi più prostituire con i “programmatori” che si comportavano come se il Php lo avessero imparato sul Sinai, trasmesso da un roseto in fiamme invece che da un cazzo di manuale comprato per 40 euro alla Feltrinelli? Praticamente non ha prezzo!
E se poi ho bisogno di una parte di programmazione particolare, allora mi rivolgo ad un programmatore, ma posso scegliere tra tutti quelli che la Rete mette a disposizione e non devo sottostare ai ricatti morali che questa categoria di vampiri digitali ha regolarmente perpetrato ai danni dei Creativi dagli albori di Internet fino ad oggi.

Ok, e fin qui ci siamo.
Poi, però, arriva sempre il soggetto che per sminuire il lavoro degli altri se ne esce con frasi del tipo «Sì, vabbé… ma il sito è fatto con Wix» come se lo avessi realizzato spennellando il Codice con cacca di piccione tra un bit e l’altro.
E qui si chiarisce il titolo del post.
Non è cosa utilizzi per realizzare qualcosa, ma come.
In poche parole, un secchio ed un pennello in mano a Gennaro Cannavacciuolo di Afragola, ne fanno un bravo imbianchino, ma lo stesso secchio e lo stesso pennello nelle mani di Jackson Pollock hanno contribuito a creare il movimento dell’Action Painting che ha sfornato tele battute a suon di milioni dalle più prestigiose case d’aste del mondo.
Eppure erano sempre un secchio ed un pennello, acquistabili in qualsiasi negozio.
Con questo non mi voglio (“vivaddìo” o “giusto cielo”, fate voi… io ci avrei messo “cazzo”, ma glisso) paragonare a Pollock.. dico solo che se giudichi un lavoro in base agli strumenti impiegati e non al risultato ottenuto, allora potresti prendere la tua preziosa laurea conseguita al Cepu, incartarla in un foglio grande della tua spocchia bocconiana (con la “o”) e cacciartela, spingendo a fondo, nell’unico posto dal quale riesci a produrre qualcosa di utile, almeno relativamente alla fertilizzazione dei terreni agricoli poveri di azoto.

A ognuno il suo, ovviamente.
Gattuso, con le mani sulla tastiera dalla quale sto scrivendo, probabilmente non riuscirebbe a centrare un congiuntivo nemmeno se lo dipingessi di giallo fluorescente… per contro io, con ai piedi le sue scarpe da calcio, riuscirei solo a distruggermi i legamenti in pochi passi.
Nessuno ha la bacchetta magica, e le competenze si sviluppano con l’esercizio e lo studio… ma se io utilizzo gli strumenti di Wix per partire da una pagina completamente bianca e costruire un buon sito internet (perché lavoro bene, cazzo! e qui non ci sono santi), tu non devi sentirti autorizzato ad utilizzare un titolo di studio, probabilmente trovato nei formaggini Prealpi, per elaborare e spacciare concetti da Bimbominkia cresciuto solo anagraficamente.

Non “cosa”, ma “come”.
È tutto qui il nocciolo della faccenda.
O forse è nella stramaledetta abitudine delle persone di sputare sentenze senza prima preoccuparsi di accendere il cervello e di collegarlo a quella lingua che di solito usano così bene per coltivare i rapporti sociali… e qui habet aures eccetera.
Ma purtroppo siamo nell’era del “fa tutto schifo” tanto per darsi delle arie, consci del fatto che sia molto più difficile alzare il proprio livello, piuttosto che tentare di abbassare quello altrui.

E la nave va… dove, immaginatelo voi.

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