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BACK ON THE SADDLE. E SI RICOMINCIA A SCRIVERE!

follower

Periodi che si alternano a periodi.
Ovviamente mi riferisco ai periodi felici era quelli letteralmente merda.
Ma tra gli uni e gli altri si inseriscono, come keyframes nella timeline di un editor video (e se non sapete di cosa cazzo parlo mi dispiace per voi), delle sacche di tranquillità all’interno delle quali trovano posto interessi e passioni personali.
Come quella di scrivere.
Ed è proprio in questo intervallo posto a metà strada tra il reale e l’onirico che si fanno spazio le parole di un romanzo a cui sto lavorando tra una sacca di bonaccia e l’altra… oddìo: lavorare è una parola grossa. Diciamo che mi ci sto divertendo e che ci impiego il tempo che non ho.
Ma del resto siamo solo di passaggio in questa valle di lacrime; e chi vuol esser lieto – dice Lorenzo – sia, perché del doman – ribadisco io – l’unica certezza è rappresentata dal processo di decomposizione di tessuti organici.

E per la gioia dei grandi e dei piccini, ecco un passaggio del lavoro in corso, che ha provvisoriamente il titolo di “The Follower”.

… Non riusciva a staccare lo sguardo dai Ramones e si scoprì a chiedersi cosa ci facessero sulla t-shirt di un ragazzino che sicuramente non li aveva mai nemmeno sentiti nominare.
Lui invece se li ricordava bene.
Johnny, DeeDee, Tom e Joey. I Ramones, cazzo!
Protagonisti della musica Punk-Rock degli anni settanta e ottanta… Roba il cui ascolto, per un sedicenne della peggiore Louisiana retrograda, era paragonabile ad una dichiarazione di guerra nei confronti del mondo.

Improvvisamente nella sua mente prese a rimbombare il ritmo forsennato di “Surfin’ Bird”, riarrangiato dai quattro ribelli del Queens sul vecchio successo dei Trashmen.
Ricordava perfettamente la copertina del vinile che conteneva il brano; era “Rocket to Russia” e ritraeva a tutto campo i quattro fratellini appoggiati ad un muro, tutti con degli occhiali che già allora erano improponibili.
E mentre il suo cervello ripeteva per l’ennesima volta che l’uccello è la parola, la faccia di Tommy Ramone esplose in un fiotto rosso che staccò la spina al dj-set mnemonico riportando Emmett bruscamente al presente.

Gli occhi del ragazzo divennero enormi e si fissarono per un attimo in quelli del poliziotto, poi le gambe cedettero e cadde pesantemente sulle ginocchia, mentre da quella che una volta era la faccia del batterista, la chiazza scura e lucida si stava rapidamente allargando verso Joey e Dee Dee.
Curiosa coincidenza, si sorprese a pensare Emmett, che proprio l’unico Ramone ancora in vita fosse stato quello fatto esplodere dalla raffica dell’MP7.

Il ragazzo cadde riverso sul pavimento e per un lunghissimo istante lo sguardo di Emmett incrociò quello del colombiano, rimasto visibile al di là della porta.
Lo stava scrutando proprio da sopra le tacche di mira della Glock, ed Emmett avrebbe dovuto solo premere il grilletto per centrarlo in mezzo agli occhi, ma non lo fece.
Joey Ramone stava ancora dicendo che, bene, tutti avevano sentito parlare dell’uccello… e Robert Lee Emmett non fece fuoco.

E per adesso, that’s all, folks.
Alla prossima! 🙂

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